Il Pesto è la seconda salsa più consumata al mondo per il condimento della pasta ed è così amata, diffusa e distribuita dappertutto che c’è anche chi è talmente abituato a trovarla in tutti ristoranti e supermercati del pianeta che in realtà non sa nemmeno cosa davvero sia o dovrebbe essere.

Se è vero che il pesto è “democratico”, nel senso che ognuno a casa propria lo prepara come preferisce (c’è chi mette più aglio e chi un po’ meno, chi aggiunge il pecorino sardo e chi no), è altrettanto vero che più il pesto diventa “global” e meno ci si ricorda dei fondamenti “local”.

Quasi tutti sanno che Cristoforo Colombo è nato a Genova, ma non è così comune conoscere l’origine ligure del pesto. Molti sono consapevoli che uno degli ingredienti principali del pesto è il basilico, ma non tutti inorridiscono di fronte a quei barattolini di colore rosso che qualsiasi supermercato californiano vende con sopra la scritta “pesto genovese”.

Ogni paese del mondo per cultura e tradizione ha avuto a che fare con mortai e pestelli (in fondo sono i frullatori “d’epoca” con varie forme, dimensioni e materiali), ma non sempre si sa (o si può sapere) che gli strumenti tradizionali per preparare il pesto genovese sono proprio il mortaio di marmo e il pestello di legno.

E’ qui che arriva il Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio con le sue gare eliminatorie in giro per i cinque continenti. 100 concorrenti muniti di mortai, pestelli e di tutti gli ingredienti “giusti” (rigorosamente made in Italy) si sfidano nella preparazione del pesto più buono del mondo. L’esperimento, a 10 anni dalla sua ideazione (il Primo Campionato risale al 2007), funziona e anche piuttosto bene.