Genova Corona Virus

Durante gli ultimi due mesi, nonostante l’incombere sulla scena del coronavirus, la comunicazione di Genova ha raggiunto il resto d’Italia e del mondo (come è accaduto in modo massiccio già nel 2019) soprattutto attraverso due binari: il Pesto e il Ponte. Sono macro-tematiche che contengono e trainano messaggi seguiti da migliaia di persone che possono essere individuate e profilate dalle nuove tecnologie e competenze professionali di marketing. Si tratta di un vantaggio competitivo straordinario, che altre città non hanno, per veicolare efficacemente la promozione del turismo e delle eccellenze produttive, in questo caso della Liguria.

Il Pesto (più o meno “genovese”) e l’ex Ponte Morandi restano, in piena crisi da corona virus, le due principali occasioni per parlare o ricordare Genova, il primo con oltre 31.000 messaggi negli ultimi due mesi (500 al giorno circa), il secondo con 15.000 messaggi (250 circa al giorno). Al momento dunque Pesto e Ponte restano i due argomenti principali che comunicano Genova soprattutto al di fuori, virus compreso. Riguardo al Pesto molte notizie sono semplici ricette su come fare o utilizzare la salsa e di tanto in tanto esplodono feroci polemiche sui social se sia meglio la pasta al pesto o alla carbonara, o qualche altro piatto italiano, tuttavia questo conferma che esiste una comunità nazionale e internazionale attenta alla qualità della vita che potrebbe essere facilmente sollecitata dai nostri prodotti e dal turismo in Liguria. Il Pesto negli ultimi due mesi, in tempo di Covid-19, ha parlato con 15.000 messaggi in inglese, 11.000 in italiano e 5.000 nel resto delle principali lingue europee, confermando la tendenza esterofila già rilevata nel 2019.

Il Ponte parla inglese per il 10% dei messaggi (articoli, web, social, stampa radio e TV) ma sta emergendo ogni giorno di più il sentiment positivo su quello negativo che ricorda la tragedia (“Genova non la ferma nessuno” “Il miracolo del Ponte Morandi”, ecc.). Le punte negative le ha portate il Corona Virus il 23 marzo con la notizia della positività di alcuni operai e l’associazione con il crollo del Ponte sul fiume Magra dell’8 aprile. Uno fra i tweet più virali e positivi, ripreso e rilanciato da 700 persone in tutta Italia, appartiene a Francesca Baraghini (la giornalista genovese che il giorno del crollo aveva coinvolto oltre 12.000 persone su facebook), con un messaggio del 21 marzo che allega la foto nel nuovo ponte illuminato dal tricolore.

Il Pesto ai tempi del Corona Virus svolge una grande parte consolatoria per chi sta chiuso in casa e non solo. Ha avuto particolare fortuna il tweet di una signora che ha lasciato un sacchetto contenente barattoli di pesto e altri cibi appeso alla maniglia della vicina: “Lavora in ospedale, orari folli, nessun tempo per la spesa e soprattutto nessuna forza di spignattare quando torna a casa”. Più provocatorio, in tempi di Corona Virus, il Pesto usato per richiamare il turismo: “A tutti i Lombardo-Veneti. Ischia, la Basilicata e altre Regioni non vi vogliono? Non c’è problema!! Questa estate venite in Liguria!! Pesto, focaccia, pesce fresco per tutti! Ma perché fare tanti km per niente? Ma non andateci! Venite da noi. Tra appestati ci capiamo.”

* L’articolo si basa sulle informazioni raccolte grazie alla piattaforma di analisi semantica Monitoring Emotion che opera su tecnologia WebDistilled. Il sistema è stato per analizzare tutte le fonti, nazionali ed internazionali, disponibili – i social media, il web, i blog e le testate giornalistiche online, la carta stampata, le trasmissioni radio e tv digitalizzate, in relazione alla nostra città e al coronavirus.

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Razione K – Conosci il tuo cibo, il PODCAST che, in questo difficile momento, ci aiuta con ironia a scegliere i prodotti di qualità del Made in Italy, a cominciare dall’olio.

In questo momento storico di straordinaria difficoltà, la necessità del cibo è ancor più centrale nelle nostre vite. Fondamentale è, peraltro, la scelta del cibo dei territori italiani, oggi messi a dura prova. Ma davanti a scaffali che promettono “eccellenze” e a messaggi che insistono su un non meglio specificato concetto di “qualità”, che elementi abbiamo per scegliere? Sappiamo davvero effettuare scelte sagge?

In queste settimane di lavoro a distanza, riunioni in video call e un uso spropositato di chat e mail, abbiamo seguito un progetto davvero interessante, la promozione dei racconti audio di “Razione K – conosci il tuo cibo”, realizzati grazie al progetto di Unaprol Consorzio Olivicolo Italiano.

Su Spreaker e su Spotify, sono disponibili i primi tre episodi “Affrontare lo scaffale dell’olio” narrata dalla voce e dallo stile graffiante di Arianna Porcelli Safonov, autrice e attrice “comica missionaria”, seguitissima a teatro e sui social.

Per ascoltarli basta cliccare ai link qui sotto:
-Episodio 1 – Affrontare lo scaffale dell’olio: la scelta
-Episodio 2 – Affrontare lo scaffale dell’olio: la bellezza
-Episodio 3 – Affrontare lo scaffale dell’olio: il viaggio
Buon ascolto!

 

Un anno di analisi su quanto e come emerge l’immagine di Genova mette in risalto un fatto anomalo e al tempo stesso una grande opportunità di comunicazione. Genova possiede due messaggeri, il primo con contenuti negativi (che però stanno virando al positivo), il Ponte ex Morandi e il secondo decisamente positivo, il Pesto, che direttamente o indirettamente ricorda la Liguria ma parla sempre di più inglese.

Due messaggeri portano in giro il nome di Genova in Italia e nel mondo, nel bene e nel male, a torto o a ragione, propriamente o meno. Si tratta di migliaia di informazioni, di citazioni, di suggestioni, anche di strafalcioni, come nessuna altra città al mondo può vantare, almeno negli ultimi anni. I due messaggeri sono il Pesto che nel 2019 ha viaggiato alla velocità media di 500 clip al giorno (messaggi, articoli, news e trasmissioni radio-TV) e il Ponte Morandi che quest’anno, anche se in netto calo come è ovvio rispetto al 2018, continua ad interessare con un volume di oltre 300 clip giornaliere. Nel primo caso è necessario fare un po’ di tara perché il successo del Pesto alla Genovese (nella comunicazione ha superato i tradizionali sughi a base di pomodoro) ha fatto sì che molte salse di nuova invenzione venissero pubblicizzate come “pesti” (alle melanzane, agli zucchini, alle carote, il pesto vegano, ecc.) e, anche se l’esplicita espressione di “Pesto Genovese” non è frequente (30% circa), la sua terra di origine è quasi sempre data per scontata, soprattutto quando c’è il basilico. Va da sé che non si tratta sempre del Pesto che noi conosciamo, con gli ingredienti canonici del Campionato Mondiale che si tiene a Palazzo Ducale ogni due anni, ma tant’è, migliaia di volte durante l’anno, sempre a Genova e alla Liguria va il pensiero. Il Pesto è il messaggero positivo di Genova anche quando fa brutte figure come ad esempio a Singapore a novembre o in tutta la Francia a Natale (migliaia di confezioni di un grande marchio industriale ritirate a causa di anacardi non dichiarati). Il Pesto con il basilico richiama il buon gusto, la qualità della vita, la cultura alimentare italiana. Il gran numero di messaggi è dovuto a ricette su ricette in cui si consiglia di usarlo ovunque in cucina (21.000 messaggi nel 2019 lo hanno celebrato sulla pizza, negli Stati Uniti è diventata virale la proposta di spalmarlo sul pollo fritto). Spesso nei reportage di turismo e cultura il (vero) Pesto accompagna la descrizione di altre eccellenze di Genova e Liguria (“Fuggi dalle folle d’Europa in questa affascinante città portuale italiana” titola il 14 agosto Upsider che raggiunge 2,7 milioni di persone in 1.100 località in Australia). Il pesto è il nostro Doctor Jekill, positivo, brillante: “Quando ce vo, ce vo!” posta una ragazza romana di nome Chiara riscuotendo così, semplicemente, una simpatia strepitosa nel mondo social.

Diverso l’effetto comunicativo dell’altro grande messaggero, il Ponte Morandi, un Mr Hyde che richiama sempre la tragedia anche a distanza di tempo, o che viene citato come promemoria di altri guai che perseguitano la Liguria e l’Italia, dai viadotti insicuri, al traffico insostenibile, alle schermaglie della politica nazionale che partendo dal Ponte, che fa audience, mischia il nome di Genova ai destini di qualsiasi cosa, da Atlantia, all’Alitalia, all’ex Italsider(“A Genova si piange mentre il governo cade” titolava un giornale on line addirittura dalla Nabidia). Nel 2019 si è raggiunto un picco altissimo di sentiment negativo durante la commemorazione del disastro (5.704 articoli, messaggi e news), in compenso si è visto qualche spiraglio di luce a partire da giugno quando sono stati fatti saltare i piloni 10 e 11: “Demolizione del ponte di Genova, redenzione dell’Italia ricostruendo una priorità”, ha titolato Xinhua, Cina. Pochi messaggi sui social hanno superato la soglia del cordoglio, della rabbia o della rassegnazione, uno di questi, fra i più virali del 2019, lo ha postato l’economista Carlo Cottarelli la Vigilia di Natale: ”Oggi il sindaco di Genova ha annunciato che da maggio sarà aperto al traffico il nuovo ponte sul Polcevera. Un bravo sindaco, una città che reagisce di fronte alle difficoltà, un esempio di quello che serve all’Italia. Grazie a Marco Bucci e a tutti i genovesi!”. Un altro tweet fra i più seguiti e rilanciati è un esempio della resilienza tutta ligure: “Dovevamo cambiare casa, eravamo decisi a vendere. Poi è crollato il ponte e, con lui, il mercato, rendendo le case invendibili. Allora abbiamo deciso di stare qui, sistemarla, renderla più bella, in attesa che dalla finestra si riveda un nuovo ponte. La vita va avanti” (@ricgazza, gennaio 2019)

Si tratta di segnali che i sociologi chiamano “deboli” e che tuttavia hanno in sé la potenzialità del cambiamento e interpretano un futuro possibile. La città che reagisce e lotta e insiste sui tempi da rispettare è un esempio per alcuni quasi “antiitaliano” (considerato che da noi le opere pubbliche hanno un iter medio di 16 anni).

A leggere quello che si è scritto di Genova nell’ultimo anno, di Pesto o di Ponte o attraverso loro, ci sarebbe da scrivere un romanzo. Per il finale tuttavia è meglio aspettare il 2020. Il Pesto, il nostro Doctor Jekill, parla sempre meno italiano (54% inglese, 30% italiano, 16% altre lingue) e per quanto riguarda il Ponte, il diabolico Mr Hyde, forse le cose non andranno così male come nel famoso romanzo di Stevenson, forse una trasformazione in positivo è ancora possibile e qualcuno non solo da noi, o forse più di noi, comincia a crederci: “Genova progetta un rinascimento mentre ricostruisce il suo ponte  (Lonelyplanet.Com 26 febbraio).

* L’articolo si basa sulle informazioni raccolte grazie alla piattaforma di analisi semantica Monitoring Emotion che opera su tecnologia WebDistilled. Il sistema è stato impostato in varie lingue per analizzare tutte le fonti, nazionali ed internazionali, disponibili – i social media, il web, i blog e le testate giornalistiche online, la carta stampata, le trasmissioni radio e tv digitalizzate. I monitoraggi attivati hanno riguardato il Pesto Genovese e il Ponte Morandi.

Abbiamo curato il progetto grafico per la realizzazione del sito dell’Accademia Nazionale di Medicina. Siamo partiti dalle esigenze del cliente, dai loro target specifici e dalle necessità di utilizzo e funzionamento del sito per proporre un’immagine fresca ma strutturata, una composizione grafica funzionale per l’accesso alle informazioni che alterna immagini fotografiche ad elementi di grafica e design.

A Genova, la giornata nazionale dedicata al software libero, organizzata da Open Genova in collaborazione con Condiviso

È la principale manifestazione italiana dedicata a LINUX, al software libero, alla cultura aperta e alla condivisione. A Genova, l’iniziativa è organizzata dall’associazione Open Genova in collaborazione con Condiviso, network multidisciplinare con sede nella Darsena di Genova (Calata Andalò di Negro, 16), dove dalle 10 alle 18 si susseguono sette relazioni con esperti, una tavola rotonda ed un corso di coding per bambini. Durante l’intera giornata ci sarà la possibilità di approfondimento e networking.

Tra i relatori ed esperti di rilievo nazionale, partecipano all’iniziativa genovese Arturo Di Corinto, giornalista e autore di numerosi articoli e saggi, psicologo cognitivo ed esperto di nuove tecnologie e comportamenti sociali, e Rodolfo Giometti, programmatore, autore di libri e articoli su GNU/Linux e co-fondatore di “Cosino Project”, la piattaforma hardware per la prototipazione rapida in grado di combinare le funzionalità di un mini-computer con quelli di un sistema di automazione professionale.

Introducono Enrico Alletto, presidente di Open Genova, e Lorenzo Novaro, presidente di Condiviso. La giornata si conclude con un corso sui fondamenti della programmazione dedicato ai bambini dai 6 agli 11 anni a cura di Luigi Sainini, esperto di alfabetizzazione digitale.

L’evento è aperto al pubblico e gode del patrocinio del Comune di Genova.

Di seguito il programma della manifestazione.

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Spesso mi ritrovo a dover lavorare su file pdf “complessi” che includono form e funzionalità varie non disponibili nel lettore pdf che uso abitualmente sul mio portatile Linux e visto che in molti casi non si riesce ad usarli neanche con Adobe Reader 9 (l’ultima rilasciata per il nostro sistema operativo preferito) ho deciso di installare l’ultima versione disponibile tramite Wine.

[box type=”info”]Questo articolo è rivolto a chi ha una familiarità anche minima con il terminale.
Se non vi va di scrivere comandi su uno schermo nero probabilmente vi conviene smettere di leggere ora.[/box]

Installare Wine:

Prima di tutto bisogna installare wine e, visto che in questo periodo sto usando Kubuntu (la storia di questa “scelta” sarà argomento di un altro articolo prima o poi), ho optato per la versione più recente disponibile su un apposito ppa:sudo add-apt-repository ppa:ubuntu-wine
sudo apt-get install wine1.8

Fatto questo basta seguire le istruzioni presenti su WineHQ con qualche piccola accortezza.

Installare Adobe Reader:

  • Prima di tutto avviamo wine digitando env WINEPREFIX=$HOME/.wine32 WINEARCH='win32' wine 'wineboot'
  • Poi è il momento di scegliere la versione di Windows da emulare: env WINEPREFIX=$HOME/.wine32 WINEARCH='win32' winecfgScegliete Windows 7.
  • Lanciando il seguente comando vi ritrovete con un errore di download: env WINEPREFIX=$HOME/.wine32 winetricks atmlib riched20 wsh57 mspatcha Per risolvere il problema bisogna scaricare manualmente il file W2KSP4_EN.EXE (si tratta di un service pac contenente delle DLL che sono necessarie per poter poi lanciare il reader) dal web archive e copiarlo in ~/.cache/winetricks/win2ksp4/ e poi rilanciare il comando.
  • Scaricate l’installer del reader dal sito di Adobe scegliendo come sistema operativo Windows 7 (mentre scrivo questo articolo la versione più recente è la 11.0.10) e installatelo digitando env WINEPREFIX=$HOME/.wine32 wine AdbeRdr11010_en_US.exe nella directory dove avete scaricato il file (ovviamente il nome del file può variare a seconda della versione e della lingua).
  • Durante l’installazione non dimenticatevi di selezionare gli aggiornamenti manuali.
  • Prima di lanciare il programma e metterci a lavorare sui nostri pdf dovremo riconfigurare wine usando env WINEPREFIX=$HOME/.wine32 WINEARCH='win32' winecfg per scegliere Windows XP come versione da emulare perché l’installer funziona meglio con Windows 7, ma a quanto pare il programma è più stabile se gira su XP.

winecfg

Bonus per chi ha uno schermo HiDPI:

In winecfg nella tab “Graphics” è possibile impostare manualmente i DPI, quindi vi basterà inserire 192 come valore nella casellina e rilanciare wine per poter leggere i testi (le icone resteranno piccole, ma almeno il tutto diventa utilizzabile).

Come lancio il programma?

In sostanza abbiamo creato un ambiente a 32 bit in cui lanciare il programma come fosse dentro una installazione di Windows XP. Per avviare Adobe Reader dovremo quindi usare il prefix impostato. Il comando sarà:env WINEPREFIX=$HOME/.wine32 WINEARCH='win32' wine ~/.wine32/drive_c/Program\ Files/Adobe/Reader\ 11.0/Reader/AcroRd32.exe

Le piattaforme gestionali Open Source si stanno rapidamente diffondendo tra le imprese e i professionisti, grazie all’abbattimento dei costi di start-up, personalizzazione e manutenzione e alla loro scalabilità e semplicità d’uso.

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