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In questi giorni è uscita l’intervista alla nostra socia Stefania Toro, all’interno della prestigiosa rivista “Luce”, nella quale racconta i progetti di lighting design che porta avanti con passione e professionalità da anni. Tra i progetti in evidenza: l’illuminazione di alcune vasche dell’Acquario di Genova, il Museo Caruso di Firenze, l’installazione temporanea all’Hennebique di Genova.
Qui l’intervista completa!

Dalla sera del 28 dicembre, Piazza Don Gallo, nel Centro storico di Genova, è illuminata grazie alla nostra installazione artistica permanente voluta dall’amministrazione comunale, progettata da Condiviso grazie alla creatività e competenza delle nostra lighting designer Stefania Toro e realizzata grazie al contributo di alcuni progettisti dell’immagine e professionisti della luce, in seguito ad un percorso di progettazione partecipata che ha coinvolto i residenti.

L’installazione è composta da una seduta al centro della piazza, che grazie a delle pareti traforate proietta contenuti multilingue sulla piazza, da una proiezione di grandi dimensioni sulla facciata dell’edificio lato est e da connessioni di luce sugli accessi da via Lomellini e via del Campo.

L’opera intende valorizzare la piazza dal punto di vista scenografico, connetterla idealmente con le principali arterie di comunicazione del centro storico, farne emergere i valori fondanti – come il rispetto e il senso di comunità – e sottolineare l’importanza che la vegetazione ha all’interno della piazza (vegetazione voluta e curata dagli abitanti), nel rispetto delle esigenze dei residenti e ad integrazione dell’attuale illuminazione pubblica.

Il progetto di Piazza Don Gallo si inserisce in un più ampio progetto pensato in diverse piazze del Centro storico, Lighting for Genoa, dove il lighting design diventa uno strumento di valorizzazione del patrimonio architettonico e del tessuto urbano della città.

 

Contesto

Nel 2014, Piazza Don Gallo è stata oggetto di un importante cantiere di riqualificazione. In questi anni, è stata protagonista di azioni spontanee degli abitanti, che vogliono mantenere la piazza viva e allontanare il degrado e la delinquenza. Associazioni e abitanti cercano così di rendere la piazza sempre più permeabile al territorio circostante e di sottrarla all’isolamento, dato dal fatto che, pur essendo molto centrale, è al di fuori dei percorsi pedonali più frequentati.

Una delle azioni più rilevanti è legata al verde. Sono state collocate innumerevoli piante, per rendere lo spazio più accogliente. Un giardino spontaneo che, simbolicamente, significa “prendersi cura” e viene manutenuto da alcuni abitanti che se ne occupano ogni giorno. Recentemente è stato aperto anche un portierato sociale: un presidio permanente della piazza.

Alcune sedute modulari sono state collocate sperimentalmente per sondare l’uso che gli utilizzatori della piazza ne avrebbero fatto, spontaneamente, e verificarne la resistenza all’usura, nella convinzione che cura genera cura. A distanza di 6 mesi, rileviamo che vengono utilizzate liberamente, creando aggregazione, dialogo, integrazione, valori molto cari a Don Gallo.

Concept

La proposta progettuale d’illuminazione scenografica permanente per piazza Don Gallo nasce dagli elementi valoriali emersi dopo un lungo percorso di ascolto del territorio.

Abbiamo cercato di rappresentare con la luce i valori espressi con forza dagli abitanti, utilizzandoli come perno per rilanciare la piazza e renderla un punto di interesse turistico e un luogo fruibile dai cittadini nella quotidianità.

Le linee guida della fase progettuale sono state:

– valorizzazione scenografica della piazza;

– connessione con le principali arterie di comunicazione del centro;

– integrazione dell’illuminazione pubblica;

– attenzione per le esigenze dei residenti e della comunità;

– valorizzazione dei valori fondanti di Piazza Don Gallo;

– sottolineatura dell’importanza che la vegetazione ha all’interno della piazza.

Il progetto integra diverse soluzioni legate all’utilizzo della luce: una seduta posta al centro della piazza intorno all’albero simbolo piantato nel 2014 in memoria di Don Gallo. Una seduta che vuol essere strumento di aggregazione e che al calar della sera si trasforma in lanterna luminosa per proiettare messaggi al suolo che ci parlano di inclusione, aggregazione, solidarietà, in 6 lingue differenti, proprio a testimonianza dell’interculturalità di questo luogo.

Su una delle facciate (edificio a est della piazza) abbiamo deciso di proiettare della vegetazione fuori scala, evocativa delle azioni intraprese dai cittadini negli anni. Un’illustrazione originale, creata appositamente per la piazza da Cristiano Ghirlanda e Marie Caroline Courbet, graphic designer.

Abbiamo prestato particolare attenzione affinché l’impatto dell’illuminazione fosse adeguato, scegliendo di utilizzare colori tenui per rendere più accogliente l’ambiente circostante. Grazie al mapping, oscurando la luce in prossimità delle finestre delle abitazioni, è stato possibile evitare di invaderle con la luce, in modo da non arrecare disturbo.

Anche nelle connessioni con il tessuto circostante la luce funge da collante: dopo aver individuato gli accessi principali alla piazza (2 da via Lomellini, 2 da via del Campo, 1 da piazza della Nunziata), abbiamo scelto i vicoli di connessione a Via Lomellini, strada di grande passaggio pedonale, per creare una segnaletica luminosa al suolo per accompagnare il visitatore al centro piazza, dove è collocata la seduta – lanterna.

Gli accessi alla piazza, quindi, oltre al toponimo, lanciano al visitatore anche il messaggio chiave del progetto, quello di comunità. Abbiamo scelto la parola comunità e, di nuovo, a rappresentare la multiculturalità che caratterizza la piazza, l’abbiamo declinata in 6 lingue differenti: italiano, inglese, francese, spagnolo, cinese e arabo.

Scheda tecnica

Per l’illuminazione scenografica della piazza sono stati impegnati n. 17 proiettori, per un consumo energetico complessivo di 2,7 KW, meno del consumo di un appartamento.

Tutte le sorgenti luminose utilizzate sono a led. I proiettori con consumi maggiori sono quelli destinati alla proiezione sulla facciata con un consumo ciascuno di 700W.

 

 

Progetto di lighting design: Stefania Toro

Illustrazioni di: Cristiano Ghirlanda, Marie Caroline Courbet

Partner illuminotecnici: Proietta srl, Space Cannon

Carpenteria in ferro: Gnstyle & Co S.R.L.

Committente: Comune di Genova

Ufficio Direzione Ambiente Energy Manager

Ufficio Direzione Rigenerazione Urbana – Urban Center

 

 

 

Stefania Toro

I libri di scuola ci insegnano che la luce è un’onda elettromagnetica che si propaga nel vuoto e che dobbiamo la nostra vita a quella solare. Ma chi di questa forma d’energia ha fatto il proprio lavoro sa che c’è molto di più da raccontare. La luce è anche intuizione, studio e progetto. La luce è cultura e ce ne parla Stefania Toro, socia di Condiviso, architetta e lighting designer, in questa breve chiacchierata.

 

Stefania, quanto conta la luce nelle nostre vite?

(S) La luce, sia essa naturale o artificiale, è molto importante poiché può incidere sullo stato d’animo ed emotivo di una persona. Ad esempio, uno spazio pubblico all’aperto mal illuminato può generare senso di insicurezza ed angoscia, o viceversa, se ben illuminato e volto a valorizzare l’architettura del luogo può incidere sulla percezione di sicurezza ed invogliare le persone ad attraversare quello spazio.

 

Tu sei lighting designer, un mestiere che non tutti conoscono. Puoi spiegarmi chi sono e cosa fanno le/i lighting designer?

(S) Il lighting designer è un professionista che si occupa della progettazione dell’illuminazione di uno spazio aperto o di un ambiente interno. Il lighting designer molto frequentemente lavora in team con altri professionisti ed insieme a loro si prefigge l’obiettivo di valorizzare lo spazio che illuminerà.

 

In quali ambiti, settori o circostanze è maggiormente richiesto l’intervento di questә professionista?

(S) In genere in ambito teatrale, architettonico e urbanistico. In Italia non è ancora visto come un professionista necessario alla stesura di un progetto insieme ad ingegneri e architetti. Purtroppo, dobbiamo fare ancora molta strada in questo senso.

 

Come ha inizio un progetto luminoso?

(S) Si parte dall’analisi del contesto e dalle necessità del committente. Ci si pone obiettivi comuni e, con un lavoro di squadra molto minuzioso, si cerca di assolvere a tutte le necessità, nel rispetto di vincoli paesaggistici, architettonici e delle normative in vigore.

 

Qual è il tipo di tecnologia che utilizzi di più? 

(S) Sempre più spesso, e direi quasi esclusivamente, si utilizza la tecnologia a led che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante in termini di tecnologia, caratteristiche tecniche e resa illuminotecnica.

 

Ti sei fatta un’idea di quale caratteristica non debba mai mancare in un allestimento luminoso di successo per essere considerato tale?

(S) Sì: l’aspetto emozionale. Ogni progetto deve essere studiato per valorizzare il contesto, anche quello meno stimolante esteticamente, accogliere le persone ed emozionarle.

 

Sicuramente ti ricordi ogni dettaglio del progetto più bello e importante della tua vita. Ci racconti qualcosa al riguardo? 

(S) Il progetto più stimolante affrontato e realizzato è stato quello per la Manifattura Tabacchi di Cagliari, primo vero progetto importante in termini di metratura ma anche per l’importante significato in termini di rigenerazione urbana, poiché ha permesso la ristrutturazione di un’area abbandonata da anni permettendone la rinascita come polo per la creatività aperto al tessuto urbano.

Un altro progetto a cui sono molto legata è un piccolo intervento temporaneo di lighting, una proiezione sulla facciata dell’Hennebique nell’area portuale di Genova. Una proiezione su un edificio dal forte valore simbolico, un ex silos granaio, da tempo destinato all’abbandono. Un intervento che ha acceso il dibattito pubblico su quell’area.

 

Domanda diretta a cui ti chiedo di rispondere di getto: mi dici un aspetto positivo e uno negativo del tuo lavoro?

(S) Positivo: lavorare con professionisti differenti. Questo mi permette una grossa crescita professionale continua.

Negativo: spesso è un lavoro non compreso, viene confuso con quello di chi disegna lampade. È necessario lavorare il doppio poiché alla base bisogna educare alla cultura della luce.

 

Esiste un progetto di cui ti sarebbe piaciuto essere l’autrice, ma che ha creato un’altrә professionista?

(S) Il progetto dell’illuminazione del Mucem di Marsiglia, realizzato dal lighting artist Yann Kersalè.

 

Perché consiglieresti a qualcuno di diventare un lighting designer? 

(S) Perché è un lavoro creativo, stimola l’immaginazione, migliore la percezione dello spazio nelle persone, contribuisce al benessere psicofisico. È un lavoro che ti forma continuamente poiché ti permette di lavorare con professionisti differenti specializzati in ambiti differenti (architetti, ingegneri, paesaggisti, agronomi, sociologi, antropologi…).

 

Parli spesso di Women in Lighting. Di cosa si tratta? 

(S) Un network internazionale che unisce professioniste donne che operano del settore della progettazione illuminotecnica.

 

Qual è la cosa più strana che ti è successa lavorando ad un progetto di lighting design? 

(S) Più che strana direi interessante. Per il progetto dell’illuminazione dei percorsi e di alcune vasche dell’Acquario di Genova, abbiamo dovuto osservare gli animali e parlare con i biologi che ci hanno illustrato comportamenti, tempi di veglia, colore della luce necessario a non interferire con i bioritmi degli animali. Un progetto dove il discorso dell’interdisciplinarietà si è reso necessario.

 

Un’ultima domanda a bruciapelo: luce calda o fredda? 

(S) A seconda dell’intervento è necessario utilizzare temperature della luce differenti. Normalmente la luce bianca calda viene impiegata per gli interni delle abitazioni ma anche degli uffici, mentre la luce bianca fredda, ovvero quella che va oltre i 4000 gradi Kevin, viene scelta per illuminare grandi spazi aperti o piani di lavoro destinati alla preparazione gastronomica. Scegliere il giusto colore della luce è anche importante per esaltare ad esempio l’effetto suggestivo degli arredi. È bene sottolineare che non esiste una regola generale per quanto riguarda la scelta del colore della luce delle lampadine, e ciascuno può scegliere in base alle proprie esigenze di illuminazione e alle proprie preferenze. Tuttavia, è pur vero che la tonalità della luce influisce molto a livello psicologico e determina degli stati d’animo a seconda della sua intensità.

Foto: grazie a Formalighting e Women in LightingItaly.

Women in lighting

Il 24 settembre a Milano presso la sede di Formalighting, si è tenuta la prima tavola rotonda di Women in Lighting_ITALY. Un altro piccolo/grande passo a sostegno del progetto internazionale Women In Lighting,
piattaforma digitale che profila le donne che lavorano nel campo del lighting design e che ha lo scopo di promuovere i loro risultati, narrare il loro percorso di carriera e gli obiettivi, celebrare il loro lavoro e quindi contribuire a elevare il loro profilo nella comunità dell’illuminazione.
Il progetto è supportato da singole lighting designer femminili in oltre 50 paesi diversi. Le ambasciatrici WOMEN IN LIGHTING sono un punto di contatto in ogni sede per chiunque cerchi di saperne di più sul progetto. Grazie all’ambasciatrice italiana Giorgia Brusemini per l’organizzazione e a tutte le professioniste presenti!
Siamo orgogliosi di aver avuto la nostra socia Stefania Toro presente all’incontro per contribuire alla crescita della community delle professioniste dell’illuminazione.

Agenzia Ghirardi

L’Agenzia immobiliare Ghirardi , ha voluto rinnovarsi puntando moltissimo sull’ illuminazione degli ambienti, destinati ad accogliere i clienti.
Il progetto ha puntato su pochi elementi lineari collocati quasi a scomparsa per creare un atmosfera accogliente e non abbagliante.

Progetto di: Stefania Toro, Liliana Iadeluca

Progetto: illuminazione interna. Progetto definitivo, esecutivo e realizzazione.
Luogo: Genova
Anno: 2015
Committente: Ghirardi spa

Hennebique

Lights@Hennebique si propone come un evento / installazione in cui l’interazione della luce col suono genera una scenografia in movimento.
La luce è un elemento indispensabile per costruire lo spazio urbano notturno, un elemento non solo da guardare, ma anche da toccare, vivere e scoprire.
Un intervento di light design valorizza, riqualifica e permette di raccontare l’altra anima di un’architettura, di uno spazio urbano o di un paesaggio, consentendo di vedere e scoprire le potenzialità nascoste dei luoghi che quotidianamente viviamo.
L’uso dinamico e calibrato della luce permette di interpretare lo spazio grazie ad effetti di particolare valore percettivo ed emotivo, ponendosi come complemento scenografico dei luoghi che le ospitano.
Questa installazione temporanea è composta da semplici ma efficaci elementi luminosi, proiezioni elementari, utili a far rivivere, anche solo per una notte, uno spazio da troppo tempo dimenticato.

Progetto: installazione illuminotecnica temporanea sull’edificio storico Hennebique. Concept e realizzazione.
Luogo: Genova
Anno: 2008
Committente: Associazione Linkinart

In occasione della giornata mondiale del risparmio energetico, è stata realizzata un’ installazione luminosa in collaborazione con l’Associazione Elicona, utilizzando piccole sorgenti a LED di colore ambra posizionate in sacchetti biodegradabili a ritmo della musica, cantata dal coro di bambini che si sono esibiti lungo la scalinata Borghese nel centro cittadino.
La cittadinanza è stata invitata e coinvolta ad “accendere” collettivamente l’installazione.

Progetto: installazione artistica partecipata a basso consumo. Concept e realizzazione.
Con: Associazione Culturale “In Forma di Luce”
Luogo: Piazza Matteotti, Genova
Anno: 2010
Committente: Comune di Genova

installazione luminosa

In occasione della giornata mondiale del risparmio energetico, è stata realizzata questa installazione di un’enorme lampadina di 15 mt. X 15 mt. utilizzando piccole sorgenti a LED di colore ambra che galleggiavano in bicchieri di plastica biodegradabile poggiati sul selciato.
La cittadinanza è stata invitata e coinvolta ad “accendere” collettivamente la lampadina.

Progetto: installazione artistica partecipata a basso consumo. Concept e realizzazione.
Con: Associazione Culturale “In Forma di Luce”
Luogo: Piazza Matteotti, Genova
Anno: 2009
Committente: Comune di Genova

Festival della Scienza

Realizzata in occasione del Festival della Scienza.
La parte in muratura è stata trattata come superficie da dipingere con la luce e la superficie vetrata, trasparente, come enormi schermi sul quale proiettare dinamicamente le ombre realizzate durante i laboratori tenutesi all’interno.
Tutti i corpi illuminanti impiegati sono stati a basso consumo.
Proiezioni esterne: a partire dall’ imbrunire la facciata principale di Porta Siberia è stata illuminata dal basso utilizzando corpi illuminanti a sistema LED in RGB con colori che cambiano molto lentamente.
Le reglettes luminose (corpi illuminanti) sono state allestite sulla parte inferiore dell’edificio di Porta Siberia, sistemate al suolo, in modo da non danneggiare il pavimento.
Su questo sfondo colorato sono state proiettate delle ombre che si sono susseguite alternativamente utilizzando dei proiettori sagomatori posizionati frontalmente alla facciata.
Proiezioni interne: a partire dalle ore 18:00, sulla grande finestra prospiciente la facciata laterale di Porta Siberia, sono state proiettate una serie di ombre le cui sagome sono state realizzate durante i laboratori ludici / didattici che si sono svolti all’interno del Museo Luzzati.

Progetto: illuminazione scenografica dinamica. Concept e realizzazione
con: Associazione “In Forma di Luce”
Luogo: Porta Siberia-Expò_Genova
Anno: 2009
Committente: Associazione Festival della Scienza

Lanterna di Genova

Installazione artistica luminosa di 600mq (base 30mt X altezza 20mt ca.) posizionata sullo sperone della Lanterna di Genova e composta da circa 35/40 pannelli di 4mt x 4mt costituiti da piccolissimi bulbi a LED con teste prismatiche (diffusione a 320°) bianchi a luce fredda e rossi, così da formare, nell’ insieme, la bandiera di Genova (croce rossa in campo bianco).
L‘ accensione dei pannelli luminosi è avvenuta tramite centralina sequenziale utile a formare ciclicamente il disegno completo della bandiera.
Sono stati utilizzati circa 35.000 / 38.000 bulbi a luce LED con un dispendio di calore bassissimo e a basso consumo energetico (0.1 watt a bulbo).
Il consumo energetico totale impegnato è stato di circa 3.500 watt (solo durante la sequenza finale, in cui il disegno della bandiera è completo).

Progetto: installazione luminosa temporanea, scenografica esterna.
Concept e realizzazione.
Luogo: Lanterna di Genova
Anno: 2008
Committente: Provincia di Genova
progetto con: Liliana Iadeluca

Ex Manifattura Tabacchi Cagliari

Nel 2010 insieme allo studio di ingegneria Abis Associati e ad altri prestigiosi studi professionali, abbiamo vinto il concorso per la ristrutturazione della Ex Manifattura Tabacchi di Cagliari, destinandola a polo creativo con laboratori, sale conferenze e spazi espositivi. La realizzazione è stata compiuta nel 2016 e ha mantenuto fede al progetto esecutivo. La progettazione illuminotecnica ha cercato di seguire perfettamente l’idea degli studi che coordinavano il progetto.

Ad un’ illuminazione tecnica e funzionale delle aree di lavoro si è affiancato uno studio della luce scenografico per la parte esterna.

Social lighting

Trovo molto interessante questo articolo di Giulia Gobino da Luxemozione.

Quando dico che lo studio della luce è molto importante, intendo proprio questo.

“Sempre maggiore attenzione viene posta, soprattutto in ambito internazionale, sull’impatto che la luce può avere sul “sociale” e sul modo in cui la comunità vive gli spazi durante le ore di buio. Questo approccio è molto interessante, poiché permette di rendere gli spazi urbani più accessibili e vivibili da parte dei cittadini anche dopo il calar del sole. Questo significa garantire anche maggiore sicurezza.

“Può la luce ridare vita a un luogo che ha perso la propria identità? Questo è il quesito a cui il Social Lighting cerca di dare risposta.

Con un’illuminazione progettata può cambiare radicalmente la percezione e l’attrattività di un luogo. È fondamentale offrire la possibilità di essere attratti da un luogo ma anche di vedere e di riconoscerne le peculiarità e di percepirne la sicurezza.

Dimostrazione pratica di applicabilità di queste teorie sono alcune iniziative realizzata da gruppi di professionisti che organizzano dei veri e propri studi urbanistici e sociali su aree di periferia di grandi e piccole città, realizzando, attraverso dei mock up, con luci alla mano, le idee sviluppate a tavolino.

Uno di questi gruppi (forse il più attivo oggi) è il SOCIAL LIGHT MOVEMENT. Lo scopo principale è quello di incoraggiare i progettisti a utilizzare in maniera corretta e funzionale la luce come strumento di riqualificazione urbana.

L’obiettivo è dare allo spazio urbano, in diversa misura, connotazioni evocative e allo stesso tempo ristabilire un rapporto di fiducia tra gli abitanti e la città notturna.

Parallelamente a questo movimento, si muovono componenti di Guerilla Lighting , che durante questi workshop, organizzano dei veri e propri “flash mob” in aree degradate e abbandonate delle città. Le loro installazioni si svolgono in genere in tempi molto contenuti (5-10 minuti) e riescono in pochissimo tempo a trasformare e rendere “attraente” un luogo, un cortile, il pilone di un ponte, solo con l’utilizzo della luce.

Tra questi esempi si ricorda “Il Giardino che non c’è” , realizzato nel 2012, installazione posizionata sopra l’area di un acquedotto, che vuole ricordare un giardino per la sua forma e composizione, ma che in realtà è nel più completo degrado. Il tema affrontato è la possibilità di riqualificare questo spazio verde abbandonato, trasformandolo idealmente in un giardino attraverso l’utilizzo di installazioni luminose.”

Qui sotto il link con l’articolo completo.

Social lighting, luce che riqualifica lo spazio urbano

Illuminazione a led all'Acquario di Genova

Molti si chiedono se la luce a led possa illuminare come le vecchie lampadine ad incandescenza, se possa sostituire i corpi illuminanti tradizionali o no.

Negli ultimi anni la tecnologia a led si è evoluta molto rapidamente ed ogni anno che passa si riescono a raggiungere risultati che eguagliano e a volte superano quelli ottenuti da un’illuminazione tradizionale, non solo per quel che riguarda il risparmio energetico.

L’acquario di Genova ha voluto rinnovare e rendere più attuale l’ illuminazione dei percorsi principali, della Nave Italia e di alcune vasche tra cui quella dei lamantini e foche, grazie ad un finanziamento europeo.

Siamo riusciti nell’intento utilizzando solo apparecchi a led. Abbiamo lavorato in sinergia con acquaristi e biologi per comprendere le esigenze delle specie in questione.

Opere esposte al Museo Caruso

Affrontare la progettazione dell’illuminazione di uno spazio espositivo è sempre complesso e intrigante in quanto la luce può assumere caratteri conservativi, ma anche espressivi e creativi: l’utilizzo della luce può consentire diverse letture dei segni artistici arricchendo l’esperienza del visitatore attraverso la capacità di suscitare emozione, nel rispetto dell’esigenza fondamentale della conservazione dell’opera.
Lo spazio per esporre è da considerarsi come un luogo privilegiato, in quanto è qui che vengono valorizzati, accolti ed esposti, per essere fruiti ed apprezzati, gli oggetti della visione, siano essi storici o contemporanei.
E, dato che all’interno di questi spazi i messaggi che ci vengono trasmessi sono prevalentemente di carattere visivo, l’utilizzo della luce non può essere considerato solo un accessorio, ma va visto come un elemento che, influenzando la percezione dei soggetti esposti, diviene parte integrante della struttura architettonica.

Progetto: illuminazione permanente delle opere esposte e della scenografia luminosa. Progetto definitivo, esecutivo, realizzazione.
Con: Liliana Iadeluca
Luogo: Lastra a Signa (FI)
Anno: 2012
Committente: Comune di Lastra a Signa (Fi)

Interni del Bar Enoteca Vinoria

ll bar enoteca Vinoria è situato nel centro storico di Chiavari, dove prima esisteva una macelleria per il commercio della carne. La presenza di materiali legati alla precedente attività ha indirizzato il progetto verso il recupero della memoria del luogo ed il riuso degli stessi materiali.
Le travi per il trasporto delle carni sono diventate binari “tecnici” per il supporto delle luci (led tper l’illuminazione degli scaffali e pendenti rivestite in stoffa per i tavolini ed il banco bar), i marmi statuari presenti sulle pareti sono stati riutilizzati per il rivestimento del banco bar e per i tavolini, la vecchia porta della cella frigo è stata rivestita in lamina di ferro, sono state recuperate per la pavimentazione delle vecchie piastrelle in cemento colorato fine ottocento accostate a piastrelle in ardesia dello stesso formato.
L’illuminazione ha posto l’accento sui dettagli degli interventi architettonici, garantendo un buon livello di illuminamento.
I corpi illuminanti sono stati tutti realizzati appositamente per il locale da un artigiano locale e si sono avvalsi di sorgenti luminose a led o basso consumo.

Progetto:  illuminazione interna. Progetto definitivo ed esecutivo.

Luogo: Chiavari (Ge)

Anno: 2012

Committente: Manrico Mazzoli, architetto.